Questo non è un paese per giornalisti “Giornalisti”

Una riflessione scaturita da un post di una mia amica:

«E intanto che i giornalisti di tutto il mondo danno contro a Richard Dawkins per una frase sull’aborto, nella vicinissima Irlanda le donne continuano a non avere diritto ad abortire nemmeno se sono state stuprate, vengono forzate a nutrirsi perché non si lascino morire di fame e viene loro fatto un cesareo contro la loro volontà. Come sapete io non sono proprio favorevole all’aborto, ma sono favorevole alla libertà di scelta e credo che nessuno possa arrogarsi il diritto di effettuare certe violenze su una donna.
E mi fa schifo che i giornalisti parlino di Dawkins anziché di questo.»
— Ambra Giulia Marelli, Vice-presidente di Pro-Test Italia

Non posso che essere d’accordo sul giudizio verso la stramaggioranza dei giornalisti, quantomeno quelli italiani.¹ Se si scambiassero di posto quelli che scrivono sui quotidiani e quelli che scrivono sulle riviste patinate di gossip per casalinghe annoiate, non si noterebbe alcuna differenza.

Ma questo mi stimola una riflessione.

In un libero mercato, è sempre la domanda a generare l’offerta, mai il contrario: anche quando sembra che sia l’offerta a generare domanda, si scopre sempre che in realtà la domanda era già presente in forma latente, pronta a esplodere non appena fosse stata scoperta.²

Perciò, tornando in argomento: perché in Italia l’offerta di “informazione” è così scadente? Perché è scadente l’informazione a cui è interessato l’italiano medio. Lo dimostra il fatto che, quando il degrado culturale generale era già in fase semi-avanzata, diciamo 10-15 anni fa, alcuni giornali e alcuni giornalisti avevano ancora un minimo di decoro: prima è marcita la domanda, e solo dopo, inevitabilmente, l’offerta.³
In un paese in cui la domanda di informazione è praticamente inesistente, un paese in cui la domanda di carta stampata periodica (virtuale o meno) è limitata alle ricostruzioni forensi della passera della Pausini a partire da 1 fotogramma sfocato, in cui per un intero mese non si parla d’altro che del tatuaggio di un bruco adulto sull’inguine di una bagascia italo-argentina che al posto delle mutande indossa i salvaslip dal lato dell’adesivo⁴, è inevitabile che la professione di giornalista si trasformi in quella di vecchia pettegola. Se hai rispetto per la professione di giornalista, semplicemente… non fai il giornalista, perché sei costretto a campare di altro.

 

Questo non è un paese per giornalisti Giornalisti. È ‘nu paese per giornalisti impiegati.
Sasà, Fortapàsc

 

 

 

¹ Non conosco abbastanza la situazione internazionale per giudicare.

² La condizione essenziale è quella di essere “in un libero mercato”: se il mercato viene monopolizzato per un periodo più o meno lungo, ecco… allora è possibile che sia l’offerta a plasmare la domanda a proprio piacimento. Esempio: le assicurazioni auto che fanno cartello e propongono tariffe talmente alte da far impallidire uno strozzino, com’è prassi al meridione. Puoi fare a meno dell’assicurazione auto? No, è obbligatoria. Puoi andare dalla concorrenza? Fa le mie stesse tariffe. Quindi attaccati a stocazzo e pagami un fantastiliardo di ettolitri di sangue, in comode rate mensili TAEG 8749% fino alla morte termica dell’universo.

³ Sarebbe interessante analizzare le cause del degrado culturale della popolazione, ma questo argomento meriterebbe un post a parte.

⁴ Non è la Pausini, pur trattandosi di una “vip”. Lo specifico giusto per evitare querele.

⁵ Sì, lo so che questa frase era nel film intesa in un senso diverso da quello che gli ho voluto dare in questo post… ma in realtà le due cose sono collegate. Approfondirò questo aspetto nel post di cui in nota³.

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Sessismo

Sessismo: fare due pesi e due misure, solo sulla base del sesso.

Due persone, entrambe sfregiate con l’acido dai rispettivi ex partner. Con due sole differenze significative:

  • in un caso, i danni sono stati ben più gravi che nell’altro caso: danni altamente invalidanti, al limite della possibilità di sopravvivenza; nell’altro, danni fondamentalmente estetici;
  • nel primo caso, l’ex partner ha materialmente preso parte all’agguato, insieme a un complice; nel secondo, l’ex partner è stato solo un mandante, mentre l’azione materiale è stata fatta solo da complici.

Insomma: un caso inequivocabilmente più grave dell’altro, sia dal punto di vista del danno subito, sia dal punto di vista della colpevolezza. Solo che nel caso più grave la pena per i colpevoli è stata inferiore; e al danno, la beffa: nel caso meno grave, alla vittima è stata data l’onorificenza di cavaliere, che non è invece stata concessa alla vittima del caso più grave.

Perché?
Perché nel caso più grave la vittima era un uomo, mentre nel caso meno grave la vittima una donna.
Perché si sa: la violenza verso le donne è da condannare, è diversa, è peggiore; mentre quella verso gli uomini è banale violenza standard.
Perché lo stalking verso le donne è odioso, ma lo stalking verso un uomo… no scusate, ma la definizione di stalking non è quando un uomo perseguita una donna?
Perché alla vittima, se è donna, va sempre riconosciuto tanto coraggio, mentre se è uomo, insomma, ci dispiace per quello che ti è stato fatto, ma il coraggio che c’entra?
Perché essere donna significa essere diversa, significa essere speciale, mentre essere uomo significa solo essere un banale essere umano qualunque.

Sessismo: fare due pesi e due misure, solo sulla base del sesso.

"I demand equality between men and women! Except when I get special treatment for being a woman."(fonte: ADIANTUM)

Contra vs Tetris

For those who were born in the ’80s like me… this made my day, bros! 😀

Here a reference to Contra and Bowzer, for those of you too young to know them 😛

I can’t be sure it’s him, but the drawing, animation and humour style looks really like that of the author of Simon’s cat: have a look at it too!

Google gen-feb-mar 2013

Eh sì, ormai sono caduto anch’io vittima di questa moda da blogger di guardare le statistiche dei motori alla ricerca delle query più bizzarre¹… Ecco le ricerche più interessanti, dal punto di vista sociologico, che hanno portato al mio blog in questi ultimi tre mesi.

Miscellanea

  • “in coma è meglio votare”    [Invece da sveglio è meglio starsene a casa]
  • “che cazzo serve java”    [Ah boh, me lo son sempre chiesto anch’io…]
  • “tic nervoso di mio babbo”    [Amarcord]
  • “apparato digerente in fiamma”    [BOOOOOOOOOORRRRPP!]
  • “il biologo che individuo con crick”    [Eh?]
  • “expelettorale”    [COUGH! COUGH!]

Social

  • “amicizia con chi e’ scettico”    [Sarà il caso di fidarsi?]
  • “accetto con tutto il cuore la tua richiesta di amicizia”    [Le domeniche d’agosto quanta neve che cadrà]
  • “social network conoscere gente e scopare anche”    [Abbondandis in abbondandum!]
  • “se una mi invia la richiesta come la rimorchio”    [Domande esistenziali]
  • “foto culi dai social network”    [Se non sono dai social network, non li voglio vedere]

XXX

  • “finalmente foto fica”    [E che cazzo! Era da tanto che aspettavo!]
  • “cazzo di evo”    [Il primo trans della storia]
  • “sito dove si trovano i video 2 girls 1 cup eccetera”    [Avanti google, lo sai meglio di me, sù…]
  • “le piu potenti scopate”    [Goldrake e il suo spadone di fuoco]
  • “la fica piu richiesta”    [Mi permetto di consigliarLe una rossa sangiovese del ’92, leggermente frizzante, ottima annata]
  • “foto di fregna bene in vista”    [Mi raccomando bene in vista, eh!]
  • “donna culo cacato foto”    [De gustibus…]
  • “donna vecchia autocelebrazione”    [Questo brodo di gallina è fantastico!]

¹ Per chi non sapesse di cosa si tratta: wordpress (ma probabilmente anche altre piattaforme) mette a disposizione degli amministratori uno strumento per analizzare le query che hanno portato al blog, in modo che chi lo scrive si faccia un’idea di che cosa ha attirato la gente al suo blog. Sono statistiche totalmente anonime, naturalmente. E capita spesso che la gente arrivi su un blog cliccando tra i risultati dei motori di ricerca, quando magari cercava altro (o non sapeva neanche tanto bene cosa cercava).

Rompere la ricorsione infinita

Padre: «Devo mandare un documento per mail [letto proprio così, mAil], ma sono otto pagine e non me le manda perché sono troppe. Le devo mandare una pagina alla volta?»
Traduzione: Il documento da mandare è cartaceo e il software di epsonmerda, quando fa la scansione, è in grado solo di salvare le pagine singolarmente, ciascuna su un file separato. Inoltre i file sono in formato jpg, non pdf, e la risoluzione è molto elevata, dunque i file sono pesanti e in un unica email non ci stanno.
Problema: io sono a Pisa, mio padre da tutt’altra parte. Stiamo a telefono.
Il cronometro parte da adesso.

Come un figlio nerd affronta il problema

Soluzione #1: Quick & Dirty
Piano: gli faccio aprire un nuovo documento di testo, inserire le immagini nel documento, una per pagina, poi esportare il documento in pdf, prestando attenzione a selezionare l’opzione di compressione.
Dopo 5 minuti <tic nervoso> passati a spiegare come si apre <tic nervoso> un nuovo documento e 10 <tic nervoso> per inserire <tic nervoso> la prima <tic nervoso> immagine,
Padre: «…beh, e mo’ è tutto grigio»
<tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso>
Traduzione: l’immagine inserita è enorme e lui ne vede solo un angolino… se provo a spiegargli come si ridimensiona, facciamo notte. Non posso fargli fare le cosa a mano, ci vuole un’altra via.

Soluzione #2: Elegante e Scalabile
Piano: gli faccio scaricare e installare il tal programma X (appena trovato su google) che converte automaticamente una serie di file jpg in un unico file pdf.
Problema: quel programma è in inglese, istruzioni incluse, e mio padre è del ’49. E io ho linux, lui ha windows <tic nervoso> quindi non posso neanche dirgli cosa fare facendo lo stesso io qui passo passo.
Qualunque cosa gli faccio fare, ho bisogno di

Soluzione #3: Ausilio Generale
Devo poter vedere cosa sta facendo, non posso guidarlo al buio. Gli dico di condividere lo schermo usando skype: anche se non posso operare, almeno vedo quello che vede lui e non devo farmi descrivere cosa ha davanti.
Per fortuna skype è miracolosamente già installato e ha persino un account (esistono anche i cognati a questo mondo, oltre ai figli).
Ma io mio padre non ce l’ho tra i contatti (manco lo sapevo che aveva skype) e lui non sa il suo nome utente. <tic nervoso>
Dopo 10 minuti per capire qual’è il suo nome utente e 15 minuti per fargli accettare <tic nervoso> la richiesta <tic nervoso> di essere aggiunto <tic nervoso> tra i suoi contatti,
Figlio: «ora @#*§##* la #@#@§#* clicca su sto %&$@ di [+] e seleziona “condividi schermo” #@%& $££§»
Padre: «Mi dice che per condividere gli schermi serve Skype Premium»
Hulk rabbiosoGooglando scopro che Skype Premium serve per condividere lo schermo con più persone, ma per condividerlo con una sola non serve: basta skype normale, ed è gratuito. Ora, per quanto smisurato possa essere il mio ego, skype non può saperlo; il mio account è uno, e in quella conversazione non c’erano altri utenti.
Googlando ancora scopro che l’ultima versione di skype ha un simpatico bug che le fa credere che tutte le conversazioni sono con più utenti. D’altronde, in quella conversazione non c’era mica una sola persona, ma eravamo in 2: io e mio padre. Logico. <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso>
Tra le altre cose, ho scoperto che a un certo punto skype è stata acquisita dalla microsoft <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso><tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> e da quel momento in poi ogni nuova versione funziona peggio della precedente. Si spiegano tante cose.

Ora, un conto è installare un programma, un conto è disinstallarlo: la sola idea di fargli disinstallare la nuova versione di skype per fargliene installare una vecchia presa da qualche sito a caso (che non è neanche detto fosse quella giusta) mi fa venire brividi.
Ero sul di punto di fracassarmi il cranio contro la porta per la disperazione, quando…

«Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.»

Soluzione #4: La Soluzione Finale
Faccio come farebbe un figlio non nerd.

Come un figlio non nerd affronta il problema

Figlio: «farlo sul posto è una cazzata, per telefono è un casino, bussa al vicino e fattelo fare da lui.»

Auguri a tutte le Donne, mimose a volontà!

Io
…Lo sai benissimo come la penso su questa cosa ipocrita, e sei persino d’accordo con me — lo so, non negarlo!

Il Baffo
E chi lo nega? Ma te l’ho detto e te lo ripeto un milione di volte: l’onestà intellettuale, quando si tratta di marketing, non conta un cazzo.

Io
Non mi interessa! E poi io non sto vendendo niente, quindi sono libero di fare come mi pare, tiè!

Il Baffo
Sì, sei libero di lasciare che nessuno continui a seguire il tuo stupido blog. Ascolta, lo so che con il tuo blog vuoi comunicare un messaggio, un messaggio peraltro nobile, e so che questo messaggio è… come dire, slegato da quello che ti sto proponendo di fare…

Io
Slegato? Quello che mi chiedi di fare è in completa opposizione col mio modo di vedere! Tu mi chiedi di partecipare a uno stupido e vuoto rito autocelebrativo, mi chiedi di adeguarmi all’ipocrisia politically correct di quelli che guardano spazzatura e si compiacciono di quanto sono encomiabili! E l’ho notato che mi stavi sviolinando, sfacciato.

Il Baffo
Ok, non ti agitare! Diciamo pure che ti sto chiedendo di fare qualcosa che ti pesa molto, ok? Ma nella vita bisogna giungere a compromessi, se vuoi vendere il tuo prodotto…

Io
Ma vendere cosa, che non c’è l’ombra di un banner in questo blog…

Il Baffo
Ma infatti lascia stare i soldi, lo sai che non si tratta di quelli. Anche se non ci sono soldi di mezzo, stai comunque proponendo un contenuto sotto forma di blog (il tuo pensiero), che vorresti fosse fruito: stai vendendo un prodotto. Se poi vuoi che sia fruito da più persone — e so che lo vuoi, visto che ora non te lo fila nessuno — devi prima farlo diffondere; e per farlo diffondere, devi renderlo… appetibile. Indorando la pillola, ecco. Avanti, ti sto chiedendo solo un misero post su un argomento che ci si aspetta che tu tratti, perché è una cosa di cui parleranno tutti!

Io
Ok, va bene, basta! Ma sappi che non mi hai convinto: farò un cazzo di post solo per farti stare zitto.

E così, eccomi qui a celebrare questa ricorrenza dell’8 marzo, per volere del mio alterego editore, ossessionato dal pagerank. Ma ho deciso di farlo a modo mio: con un sonoro STICAZZI.

Facepalm

Eh sì, perché la cosiddetta “festa della donna” è una ricorrenza che non ho mai approvato, fin da quando avevo 6 anni e le maestre a scuola facevano i complimenti a quelli che portavano le mimose. Come se fosse una mimosa in un giorno arbitrario a fare la differenza.
È un ossimoro celebrare la parità tra i sessi con una consuetudine completamente asimmetrica: che senso ha fare “la festa della donna”, senza una corrispettiva “festa dell’uomo”? Scegliere una data arbitraria per fare gli auguri alle donne, in quanto donne, è un modo per isolarle. Un modo per dire: ciò che vi caratterizza non è il fatto che appartenete alla specie umana, ma il fatto che appartenete al sesso femminile. Siete diverse.¹ Sì! Celebriamo quanto siete diverse con una ricorrenza! Ma quanto diversi sono gli uomini, no, quello non si celebra. Perché gli uomini sono più uguali delle donne.

Chi mi conosce sa bene come la penso; ma, a beneficio di chi non mi conosce, casomai non fosse ancora chiaro, lo scriverò esplicitamente: il mio rispetto per le persone è indipendente dal loro sesso, orientamento sessuale, colore della pelle, etnia, forma e dimensione del corpo o qualunque altro arbitrario segno caratteristico.
Quel che mi interessa delle persone è unicamente la qualità del contenuto della loro scatola cranica; e se all’interno di quella scatola ci sono cose che non rispetto, esse sono, nell’ordine: ipocrisia, disonestà, arroganza, superficialità, permalosità, irrazionalità, mancanza di curiosità, ottusità; in generale: stupidità.

Perciò, qual migliore occasione per disprezzare il difetto che più non sopporto, se non il giorno della sua celebrazione?
Ho deciso di farlo così: elencando alcune sue tipiche manifestazioni nel giorno del suo anniversario: l’8 marzo, il Giorno dell’Ipocrisia.

"I demand equality between men and women! Except when I get special treatment for being a woman."

  • sub-umani di sesso maschile che picchiano la loro donna 364 giorni l’anno (365 negli anni bisestili);
  • sub-umani di sesso femminile che non hanno alcun rispetto per loro stesse, ma si offendono se non gli porti una fottutissima mimosa una volta l’anno;
  • sub-umani di sesso femminile che professano la parità dei sessi e poi barattano il sesso con fiori, cioccolatini e un invito a cena;
  • sub-umani di sesso maschile che “le donne ci rubano il lavoro invece di stare a casa a badare ai figli” e poi ti rimproverano se l’8 marzo non offri le mimose come fanno loro;
  • sub-umani di sesso maschile che non ti rimproverano, ma ti guardano con accondiscendenza mentre staccano un rametto dal loro ramoscello e si fanno belli dicendo alla femmina di turno “ecco anche da parte sua”;
  • sub-umani di sesso femminile che irridono gli uomini per non essere in grado di fare 18 cose contemporaneamente e poi fanno le smorfie sentendo il cliché “donna al volante, pericolo costante”;
  • sub-umani di ogni sesso che in nome del profitto penalizzano le dipendenti che vanno in maternità, o anche solo le disincentivano “perché è un brutto periodo”;
  • sub-umani di sesso maschile che non prendono la paternità che gli spetta per legge perché mettono al primo posto la carriera, “tanto ai figli ci pensa mia moglie”;
  • semi-uomini che la paternità invece vorrebbero prenderla, ma si fanno dissuadere dal capo e dai colleghi perché “non bastavano le donne che gli dobbiamo pagare la maternità, mo’ pure gli uomini co’ sta mania da ricchioni di crescere i figli!”;
  • semi-donne che vogliono un figlio ma vi rinunciano a causa dell’ambiente lavorativo “competitivo”;
  • semi-donne che il figlio lo fanno lo stesso, ma poi cambiano lavoro piuttosto che denunciare la vergogna;
  • la lista completa è ahimè troppo lunga per scriverla tutta.

A tutti i sub-umani, dico: potrete anche sentirvi (sentirvi, non essere) migliori di me per un giorno all’anno perché regalate una cazzo di mimosa e fate due viscidi auguri; ma io sono migliore di voi tutto il resto dell’anno, e dall’alto della mia superiorità di umano vi disprezzo.
Per tutti gli altri uomini e donne a metà, provo in parte comprensione: perché dell’ipocrisia ne sono più vittime che artefici; però cazzo, aprite gli occhi e datevi una svegliata, altrimenti diventate complici dei vostri carnefici. E guai a voi se vi azzardate a “festeggiare” l’8 marzo: non c’è niente da festeggiare.
Le date simboliche sono il modo migliore per complimentarsi con sé stessi di aver fatto la propria parte, e il giorno dopo di nuovo tutto come prima. Le date simboliche canalizzano il disagio di qualcosa che non va in un giorno di vuoti discorsi e buoni propositi, invece che nel tentativo pratico di cambiare fattualmente le cose. Le date simboliche sono nemiche del progresso, perché celebrano il presente e il passato.

Sì, lo so che la data non è completamente arbitraria, perché l’8 marzo sono morte quelle operaie,² eccetera. Ma sono morte in quanto donne, o in quanto vittime di un sistema di sfruttamento inumano? Già il semplice fatto che le si ritiene donne, anziché persone i cui diritti fondamentali sono stati violati, è indice di qualcosa di profondamente sbagliato nel modo di pensare. Facciamo che l’8 marzo non è più la “festa della donna”, ma la festa dei lavoratori sottopagati? No, neanche: perché poi si va a isolare anche quelli, col risultato di giustificare che ci siano persone sfruttate e sottopagate.

Facciamo invece che le categorie i cui diritti sono a rischio, come donne, omosessuali, neri, handicappati, precari, facciamo che, invece di festeggiarle un giorno l’anno, le trattiamo come esseri umani tutto l’anno? Che ne dite? Facciamo che, invece di parlare di “diritti delle donne”, di “diritti degli omosessuali”, parliamo semplicemente di diritti di tutti gli esseri umani ad avere tutti i giorni il diritto di vivere la propria cazzo di vita in libertà e dignità? Eh?
Io di sicuro, al teatrino dell’8 marzo, mi rifiuto di partecipare.

Perciò avverto tutte le donne: non aspettatevi auguri o mimose.

E se qualche vegliardo si azzarda a guardarmi male o rimproverarmi perché non partecipo a questo insano rito, che si prepari al più astioso dei miei pipponi.

NOTE

¹ La diversità non è un male, beninteso: la diversità è una ricchezza. Ma il fatto che questa particolare diversità sia vista a senso unico, dimostra che questa particolare diversità non è percepita come positiva.

² [EDIT: scopro qui che questa storia sull’origine della ricorrenza non è neanche vera, e wikipedia mi conferma.]

Il supplizio di Sisifo

Ieri dovevo partecipare a una teleconferenza su EVO. Vado sul sito, ma serve il plugin di Java nel browser. Il mio computer ce l’ha, Java, ma Firefox non lo sa. Chrome neanche. Konqueror crasha appena metto l’indirizzo. Ho provato millemila volte a reinstallarne tutte le cazzo di versioni, a fare link simbolici e quant’altro, ma nada.
Però dai, c’è un altro modo per partecipare alla teleconferenza, ed è tramite skype: bisogna inserire EVO tra i contatti, e io l’ho fatto; ma quando provavo a chiamarlo non rispondeva e cadeva la linea.

Nel frattempo la parte di meeting che mi interessava era finita.

Oggi EVO mi ha a sua volta aggiunto tra i contatti: forse era questo il requisito che mancava? Provo a chiamare, e infatti stavolta risponde! Evvai! Manca solo un altro passo: devo digitare l’ID e la password del meeting.
Bene, questi dati ce li ho, ma… dove minchia si digitano? Cerco e cerco, e scopro che si possono digitare numeri durante una chiamata solo se la chiamata è verso un numero: per chiamate verso contatti skype, il tastierino non compare.

Così, tanto per scrivere del codice diverso da caso a caso, nonostante potevano lasciare tranquillamente la stessa cazzo di interfaccia per tutto.

E infatti scopro che, in realtà, nella versione precedente di Skype, quella in cui non si erano ancora presi la briga di differenziare le interfacce senza motivo, il tastierino c’è in tutti i casi: cioè, il tastierino per le chiamate verso i contatti skype l’hanno levato di proposito.

Vabbé, faccio il downgrade di Skype dalla versione 4 alla 2. Non so a quali altre funzionalità sto rinunciando in questo modo, ma va bene così. Chiamo EVO, ascolto la voce registrata che mi dice di digitare i codici, premo i tastini e sento soddisfatto i relativi toni DTMF… e alla fine tutto funziona! Grande!!

Solo che la parte di meeting che mi interessava era ieri.

CARI SVILUPPATORI DI JAVA, FIREFOX, SKYPE E SONASEGA: ANDATE CORTESEMENTE A INFILARVI UN TRAPANO ACCESO NEL CULO. INCOMPETENTI DEL CAZZO. Mia nipote di 2 anni, che ride quando le dici con vocina stridula “ti faccio al forno con le patate!” perché non ha ancora ben capito cosa significa, al posto vostro faceva un lavoro migliore.

Trollare gli spammer

Recentemente mi sono iscritto su Friendster; così, tanto per provare.
Ora, se come una certa mia amica (che per la privacy chiamerò d’ora in poi Barbiegirl) vi state già chiedendo “ma cos’eeè questo Friendsteeer?” e sperate che sia io a dirvelo, debbo deludervi: piuttosto che aspettare che ve ne faccia una recensione la cui attendibilità è prossima a ε, fate prima a cercarvelo da soli su Google e a cliccare sul secondo risultato. Sì, ho detto bene, il secondo: perché il primo è prevedibilmente lui stesso, quindi ci troverete solo una greeting page piena zeppa di foto ammiccanti; mentre il secondo è, ancor più prevedibilmente, la relativa voce in Wikipedia. Comunque, in breve, sto Friendster è l’ennesimo social network, probabilmente è una cacata e mi cancellerò, anche perché qui in Europa è piuttosto sconosciuto e non credo che ci troverò proto-conoscenti di livello inferiore al sesto. Ma sto divagando.

Dicevo, recentemente mi sono iscritto su Friendster e, ovviamente, ho scelto la mia foto migliore: quella mossa, col volto deformato dalla distanza ravvicinata, il collo storto per entrare nell’inquadratura e le narici bene in vista. L’impressione al primo sguardo è di vedere un fungo Cretinus Dementis che spunta da una tazza marcescente lasciata lì da giorni.
E così, dopo aver mandato un po’ di richieste di amicizia a gente totalmente sconosciuta, come è oggigiorno d’uso sui social network, udite udite!, ho ricevuto a mia volta una richiesta di amicizia piuttosto particolare da un’utente con una foto ancor più particolare: un tre quarti posteriore di femmina, appoggiata con le mani al muro e il culo bene in vista.

friendster_peculiar_friendship

Ed è qui, cari signori, che si vede la differenza tra l’uomo comune e lo Scienziato: perché l’uomo comune, dopo aver asciugato la saliva nel frattempo colata sulla tastiera e aver acceso un cero a santa Maria Egiziaca, si sarebbe limitato ad accettare la richiesta di amicizia e a scrivere qualche commento arrapato nella (vana) speranza che la tipa in questione volesse dargliela; ma lo Scienziato, no! Nel cuore dello Scienziato alberga una fiamma che si attiva e divampa ancor prima della reazione Pavloviana dell’apparato riprod digerente, una fiamma ben più potente di qualunque istinto animale, una fiamma una e trina: la fiamma dello Scetticismo, della Curiosità e della Scoperta Scientifica!
«Una femmina col culo bene in vista che manda di sua sponte una richiesta di amicizia a un nerd con le narici bene in vista? Un fenomeno troppo raro per passare inosservato al mio attento occhio indagatore di Scienziato! Altro che raro: questo fenomeno sarebbe impossibile secondo le attuali teorie, contraddice del tutto il Principio di Accoppiamento Minimale! Urge la raccolta di ulteriori informazioni, potrebbe essere un indizio utile alla scoperta di nuova Fi(si)ca! Finalmente l’Ig Nobel sarà mio! Muahahahaha!»

Ed è così che, armato di una buona dose di scetticismo, ho iniziato la prima parte della mia avventura, buttandomi a capofitto nell’indagine alla febbrile ricerca di maggiori informazioni: come si sa, il primo passo di un’indagine scientifica su un fenomeno che apparentemente contraddice la teoria comunemente accreditata è cercare innanzitutto di inquadrarlo nella teoria attuale, eventualmente immaginando che ci sia sotto un “trucco” o inganno di qualche genere e cercando di svelarlo. Solo se non si riesce a trovare l’inghippo, si è autorizzati a mettere in dubbio la teoria consolidata e a ipotizzare che forse possa essere davvero un fenomeno autentico.

Perciò come prima cosa ho accettato la richiesta di amicizia.
“Ahahahahahah!”
Sì, lo so che finalmente state ridendo per la fantastica battuta, del tipo:
“Dopo tanti paroloni, alla fine ha ceduto subito proprio come tutti, che spasso, ahahah!”
Però un momento, proprio adesso non era una bat
“Che comicità degna del più nobile dei cinepanettoni, sottile e del tutto non prevedibile, ahahah!”.
Ma no, stavo dicendo che non era una bat
“Mi sto scompisciando dalle ri”
AO’ TE VO’ STA ZITTO SÌ O NO? Dicevo, proprio questa non era una battuta: l’amicizia l’ho accettata sul serio, così da poter accedere al profilo. Sennò le maggiori informazioni per la mia indagine come le raccolgo? Ovviamente è quello il motivo, mica altro. Che andate a pensare! Ora aspettate un attimo, che se non asciugo subito la bava mi va in corto circuito la tastiekfae felfhjkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkk

Dicevo, ho accettato l’amicizia e mi sono quindi subito comparsi tutti i suoi ultimi aggiornamenti! Succose informazioni, tutte per me! Il potere della ricerca è mio! Buahahahahah!

ratman_arrapato

Rat man — Leo Ortolani

Il seguito nella prossima puntata.