Quick rant su PosteID

Poco fa, dopo aver dato un’occhiata alla carta dei servizi, ho preso la decisione di farmi un account PosteID. Senonché, in fase di registrazione, mi sono imbattuto per l’ennesima volta nella sadica richiesta di scegliere una password che fosse 1) lunga almeno 8 caratteri, ma 2) non più di 16, che 3) contenesse almeno una maiuscola, 4) almeno una minuscola, 5) almeno un carattere numerico e 6) almeno un carattere speciale. Una fetta di culo? (cit.)

Schermata del 2017-07-17 22:02:48

Scommetto un milione di euro che almeno il 10% degli utenti di PosteID abbia scelto come password:

Vaffanculo1*

E niente, ho cambiato idea. Non la voglio più, la vostra PosteID di merda.


E se vi state chiedendo per quale motivo dovrei essere contrario alla richiesta di una password “forte”, ecco… non sono affatto contrario, tutt’altro: è che queste password sadiche sono impossibili da ricordare ma estremamente facili da indovinare.

Abbiamo hard disk con più fottuti Terabyte che atomi nell’universo (semi-cit.) e stiamo ancora a lesinare sul numero di caratteri di una cazzo di password? Non più di 16? Seriously?

Ma vaffanculo.

NO-TAP

My two cents sulla questione NO-TAP. Che alla fine si è trasformato in uno sfogo.

Ulivo

Da pugliese, dico che si sta facendo tanto rumore per nulla, quando il vero problema è altrove.

Sono stati espiantati un paio di centinaia di alberi, che verranno ripiantati al termine dei lavori: gli stessi alberi, non alberi di rimpiazzo. L’espianto è una cosa del tutto temporanea, quindi, e gli alberi non moriranno nel processo.

Oltretutto gli alberi sono già stati espiantati, quindi le proteste “per salvare gli alberi” li stanno invece mettendo a rischio: questi alberi saranno ripiantati solo al termine dei lavori, proprio quei lavori che questi geni stanno ritardando. Sono alberi, hanno dei cazzo di cicli stagionali, e se sono stati espiantati in un certo periodo dell’anno è perché si è calcolato che al termine dei lavori sarebbero stati ripiantati nel periodo giusto per non risentirne. Questi difensori degli alberi della domenica li stanno solo mettendo in pericolo.

Per evitare che vengano fatti quali lavori, poi?

Si tratta di installare un tubo di meno di un metro di diametro, che passerà a dieci metri di profondità, trasportante gas metano, quindi niente di tossico. Il metano è quello che si brucia nei fornelli delle cucine e viene anche prodotto naturalmente nel nostro corpo: contrariamente al credere comune, non è affatto tossico.
Quel che è tossico, spiegava sempre mio padre nei corsi di formazione quando lavorava nella distribuzione gas, è il monossido di carbonio, che si potrebbe produrre nelle caldaia durante la combustione del metano: e si produrrebbe solo in particolari circostante, ossia in carenza di ossigeno; infatti se il metano viene bruciato in condizioni normali, ossia con un adeguato apporto di ossigeno, i soli prodotti di combustione sono biossido di carbonio e vapor acqueo, che non sono tossici. Questo è il motivo per cui è importante fare periodicamente i controlli alle caldaie. Chiusa parentesi. Ma tanto sottoterra mica ci devono andare le caldaie: ci deve passare solo un cazzo di tubo, in cui non verrà bruciato un beneamato… tubo.

E benché una parte (ho detto una parte, non tutto!) del metano che arriverà da quel tubo, almeno per i primi tempi, sarà probabilmente ancora di provenienza russa, si tratterebbe comunque di una via d’accesso alternativa posta più a sud a cui, nel lungo termine, potrebbero allacciarsi nuovi fornitori, diversificando quindi le nostre fonti e parandoci il culo nel caso in cui la Russia decidesse di chiuderci i rubinetti (cosa molto probabile, a un certo punto, visto come si stanno mettendo le cose).

Quindi, ricapitolando: per difendere duecento alberi da un pericolo che non avrebbero corso, si sta impedendo la costruzione di un impianto di importanza strategica nazionale, se non continentale, mettendo pure a rischio gli alberi che si volevano “difendere” in primo luogo. Se non fosse vero, penserei a una barzelletta.


E fin qui, ci si potrebbe anche fare una risata, se non altro isterica.

Poi però ricordi che, quando gli scienziati hanno detto di abbattere alcuni alberi per evitare che la Xylella ne distruggesse milioni, ecco che i magistrati complottisti di ‘stocazzo hanno aperto la caccia agli untori accusando gli scienziati di aver introdotto loro la Xylella (quando il ceppo studiato nei laboratori è palesemente diverso da quello dell’epidemia: dopo un anno l’hanno dovuto ammettere persino i magistrati).
Nel frattempo però è passato un anno e la malattia si è diffusa: come previsto, ci sono milioni di alberi infettati. E non è che adesso si stia facendo qualcosa, eh: ormai gli alberi infetti sono troppi e costerebbe troppo prendere provvedimenti.
genius-meme

Ma il primo posto nella classifica dell’idiozia va agli agricoltori salentini, che per primi hanno dato addosso agli scienziati, gridando al lupo con la stampa e la magistratura: per non accettare che venissero abbattuti alcuni alberi malati, ora se li ritrovano tutti condannati a morte da una malattia non più eradicabile.
Come spararsi nei coglioni ai tempi del complottismo: solo che così hanno condannato a morte anche gli agricoltori del barese, che non c’entravano nulla.


Quindi, qual’è la morale che si può trarre da questa storia? Vaffanculo ai salentini, vaffanculo ai giornalisti, vaffanculo ai magistrati, vaffanculo ai manifestanti e vaffanculo ai politici: quando gli scienziati, gli unici che possano risolvere la situazione perché sono gli unici che sanno di cosa cazzo stanno parlando, vengono ripetutamente presi a pesci in faccia, ecco che il mondo va a rotoli.

Non è bello dire “ve l’avevo detto”, ma…

v’era stracazzo stato detto.

Ora piangete. Io ho già pianto, sapendo che tra un paio d’anni mi toccherà comprare l’olio toscano: perché l’olio di Bitonto, che ho sempre consumato dacché sono nato, presto non esisterà più per colpa di voi imbecilli.

Apologia dell’astrologia

astrologyproject

Aha: fregati! Sì, perché “apologia dell’astrologia” era chiaramente un clickbait. Potrei mai riabilitarla seriamente?
Beh… in qualche modo, potrei. In qualche modo. Ma andiamo con ordine.

Proprio pochi minuti fa [diverse ore fa, al momento in cui ho ultimato questo post] mi è passata sotto il naso su Facebook, per l’ennesima volta, l’emmesima immagine di questo tipo:14691009_1397710036923118_6516697839594562624_nChe è palesemente una stronzata. Cioè, anche il più idiota degli idioti che credono agli oroscopi e alle scie chimiche e hanno paura che la bambina di The Ring li ammazzi nel sonno se non inoltrano le catene di sant’Antonio, di fronte a una cosa del genere, capisce che si tratta solo di un gioco: un pretesto per sapere quali libri hanno sottomano i propri amici nelle altre città, una scusa per riflettere su cosa potrà mai significare quella frase presa totalmente fuori contesto e ri-contestualizzata a cazzo di cane, ma niente di più.

Eppure agli oroscopi c’è gente che, invece, ci crede seriamente.
Ora. Premesso che il valore predittivo degli oroscopi, dei segni zodiacali e di tutta sta robaccia qui è esattamente lo stesso dell’immagine mostrata poc’anzi (esattamente zero); e assumendo che i miei quattro lettori non abbiano bisogno di essere persuasi di ciò; passiamo al punto: l’utilità di oroscopi, segni zodiacali, improbabili-previsioni-di-futura-vita-sessuale-in-base-ad-arbitrari-libri-adiacenti e tutta sta robaccia qua, è totalmente, completamente, irrimediabilmente nulla? O qualche briciolina di utilità ce la potrebbero anche avere?

Considerando che dal letame nascono i fior, magari si può cavare qualcosa di buono pure da cagate come i segni zodiacali¹.
Ebbene: si può! Ma per spiegarlo prenderò in prestito le parole dell’astrologa Gail Andrews, immaginario personaggio di Praticamente innocuo (quinto libro della trilogia della Guida Galattica per gli autostoppisti, di Douglas Adams) mentre cerca di spiegare a una tanto infervorata quanto malinconica astrofisica (che le ha appena dimostrato come l’astrologia non sia scienza) che il suo scopo non è neanche lontanamente quello di imitare la scienza²:

Lo so che l’astrologia non è una scienza. Certo che non lo è. È solo un insieme arbitrario di regole, come gli scacchi, il tennis e quello strano gioco che fate voi inglesi, come si chiama… la democrazia parlamentare. Semplicemente, le regole in qualche modo sono finite là. L’unico senso che hanno è quello da esse stesse determinate.
Ma quando si cominciano ad applicare queste regole, si verificano i più disparati processi e si scoprono le più disparate cose sulla gente. In astrologia le regole riguardano solo casualmente stelle e pianeti: per quel che importa, potrebbero riguardare benissimo anatre e anatroccoli. È una tecnica che serve, semplicemente, a riflettere su un problema in maniera tale da farne affiorare i termini e le sfaccettature. Più numerose, piccole e arbitrarie sono le regole, meglio funzionano.
È come gettare un pugno di fine grafite su un pezzo di carta per scoprire dove si trovano i piccoli solchi nascosti. Questo permette di vedere le parole che furono scritte sul foglietto e ora sono state eliminate e cancellate. La grafite non è importante: è solo il mezzo per ritrovare i solchi. Sicché, capisci, l’astrologia non ha nulla a che vedere con l’astronomia. È solo una tecnica che consente alle persone di riflettere su altre persone.

Che in pratica è quello che ho detto io all’inizio, ma detto meglio.

Ossia: se chiedere il segno zodiacale di una persona che non si conosce è un pretesto per conoscerla, tentando descrizioni caratteriali completamente campate in aria il cui unico scopo è precisamente quello di essere confermate o smentite dalla persona direttamente interessata, ok³; ma se ci si aspetta che forniscano descrizioni accurate e che che abbiano un qualche valore predittivo… allora è fuffa. E se ci sono soldi di mezzo, è truffa.

Quindi: l’astrologia e i segni zodiacali possono pure essere ok, ma solo nei bar e alle feste e con la consapevolezza che si tratta di niente di più di un gioco⁴.
Ma in TV o sui giornali non ha alcun senso: mancando completamente di interattività, viene totalmente privata di quell’unica condizione che potrebbe darle un senso, e la si ammanta di un’autorevolezza che non possiede.

P.S.: se vi interessava saperlo, la terza riga della 69esima pagina del libro più a mia portata di mano recita:

Lepton number (L) violating modes

[PDG Particle Physics Booklet, July 2014]

Io, in ottemperanza allo spirito del gioco, ci ho anche provato a dargli un senso così ri-contestualizzata, ma poi a un certo punto ho rinunciato. Se qualcuno ha qualche (tanto bizzarra quanto infondata) idea su cosa potrebbe significare, me lo faccia sapere… Magari dopo la terza birra potrebbe anche sembrare che abbia un senso.


¹ Che possibilmente vada oltre la vendita di anelli con diamanti colorati in base al segno zodiacale, altrimenti per il paradosso De André si rivolta nella tomba tanto forte che al gatto con la tartina imburrata gli fa un baffo.

² Questo modo di vedere l’astrologia, in realtà, collide completamente con la sua genesi storica: è nata proprio per predire il futuro (fallendo miseramente)! Ma a volte alle cose si può trovare un’utilità ben diversa da quella per le quali sono nate. Come al letame.

³ E il gioco può comunque funzionare soltanto se l’altra persona è disposta a giocare, ed ha senso solo se tutte le persone coinvolte sanno che si tratta solo di un gioco.

⁴ Per quel che vale, fare il gioco dell’oca alcolico avrebbe probabilmente la stessa utilità sociale, se non maggiore: arcinote sono le proprietà di lubrificante sociale dell’alcol. Chissà che non si possa fare astrologia alcolica…

How can I help scientific research?

Question:
What can I do to help modern scientific challenges? Do I need to have a degree?

Answer:
No, you don’t need a degree! Your computer’s idle time is enough: you know, sometimes you leave your computer on but you’re not using it, or maybe you have a brand-new multi-core computer but you actually use only one core.
Well, why waste those precious but unused computational resources? Donate them to research! How? It’s easy!
BOINC is a program that lets you donate your idle computer time to the science projects of your choice: you just have to install it and select those which you deem most valuable (you will be showed a list of the available projects with a brief description). Then BOINC will do all the work: it will download the calculations that need to be done, it will let your computer do those calculations (only when there are unused resources), and then it will send back the results. All this won’t need your interaction: you only have to chose which science projects you want to donate your computer’s idle time to, that’s all!
Download and install it now!

Come posso aiutare la ricerca?

Domanda:
Cosa posso fare per aiutare a risolvere i grandi problemi della scienza moderna? Devo per forza avere una laurea?

Risposta:
No, non serve! Il tempo morto del tuo computer è sufficiente: ad esempio, a volte lasci il computer acceso anche quando non lo stai usando, o magari hai un computer multi-core ma di fatto ne usi solo uno.
Beh, perché sprecare quelle preziose ma inutilizzate risorse computazionali? Donale alla scienza! Come? Ma è facile!
BOINC è un programma che ti permette di donare le tue risorse computazionali inutilizzate ai progetti scientifici di tua scelta: serve solo installarlo e scegliere quelli che più ti sembrano importanti (ti verrà mostrata una lista di tutti i progetti disponibili, ciascuno corredato di una breve descrizione). A quel punto BOINC farà tutto il lavoro: scaricherà i calcoli che è necessario fare, li farà eseguire al tuo computer (solo quando e nella misura in cui ci sono risorse inutilizzate) e rimanderà indietro i risultati. Tutto senza che serva la tua interazione: devi solo scegliere a quali progetti scientifici donare il tempo inutilizzato del tuo computer, questo è tutto!
Scaricalo e installalo ora!

Questo non è un paese per giornalisti “Giornalisti”

Una riflessione scaturita da un post di una mia amica:

«E intanto che i giornalisti di tutto il mondo danno contro a Richard Dawkins per una frase sull’aborto, nella vicinissima Irlanda le donne continuano a non avere diritto ad abortire nemmeno se sono state stuprate, vengono forzate a nutrirsi perché non si lascino morire di fame e viene loro fatto un cesareo contro la loro volontà. Come sapete io non sono proprio favorevole all’aborto, ma sono favorevole alla libertà di scelta e credo che nessuno possa arrogarsi il diritto di effettuare certe violenze su una donna.
E mi fa schifo che i giornalisti parlino di Dawkins anziché di questo.»
— Ambra Giulia Marelli, Vice-presidente di Pro-Test Italia

Non posso che essere d’accordo sul giudizio verso la stramaggioranza dei giornalisti, quantomeno quelli italiani.¹ Se si scambiassero di posto quelli che scrivono sui quotidiani e quelli che scrivono sulle riviste patinate di gossip per casalinghe annoiate, non si noterebbe alcuna differenza.

Ma questo mi stimola una riflessione.

In un libero mercato, è sempre la domanda a generare l’offerta, mai il contrario: anche quando sembra che sia l’offerta a generare domanda, si scopre sempre che in realtà la domanda era già presente in forma latente, pronta a esplodere non appena fosse stata scoperta.²

Perciò, tornando in argomento: perché in Italia l’offerta di “informazione” è così scadente? Perché è scadente l’informazione a cui è interessato l’italiano medio. Lo dimostra il fatto che, quando il degrado culturale generale era già in fase semi-avanzata, diciamo 10-15 anni fa, alcuni giornali e alcuni giornalisti avevano ancora un minimo di decoro: prima è marcita la domanda, e solo dopo, inevitabilmente, l’offerta.³
In un paese in cui la domanda di informazione è praticamente inesistente, un paese in cui la domanda di carta stampata periodica (virtuale o meno) è limitata alle ricostruzioni forensi della passera della Pausini a partire da 1 fotogramma sfocato, in cui per un intero mese non si parla d’altro che del tatuaggio di un bruco adulto sull’inguine di una bagascia italo-argentina che al posto delle mutande indossa i salvaslip dal lato dell’adesivo⁴, è inevitabile che la professione di giornalista si trasformi in quella di vecchia pettegola. Se hai rispetto per la professione di giornalista, semplicemente… non fai il giornalista, perché sei costretto a campare di altro.

 

Questo non è un paese per giornalisti Giornalisti. È ‘nu paese per giornalisti impiegati.
Sasà, Fortapàsc

 

 

 

¹ Non conosco abbastanza la situazione internazionale per giudicare.

² La condizione essenziale è quella di essere “in un libero mercato”: se il mercato viene monopolizzato per un periodo più o meno lungo, ecco… allora è possibile che sia l’offerta a plasmare la domanda a proprio piacimento. Esempio: le assicurazioni auto che fanno cartello e propongono tariffe talmente alte da far impallidire uno strozzino, com’è prassi al meridione. Puoi fare a meno dell’assicurazione auto? No, è obbligatoria. Puoi andare dalla concorrenza? Fa le mie stesse tariffe. Quindi attaccati a stocazzo e pagami un fantastiliardo di ettolitri di sangue, in comode rate mensili TAEG 8749% fino alla morte termica dell’universo.

³ Sarebbe interessante analizzare le cause del degrado culturale della popolazione, ma questo argomento meriterebbe un post a parte.

⁴ Non è la Pausini, pur trattandosi di una “vip”. Lo specifico giusto per evitare querele.

⁵ Sì, lo so che questa frase era nel film intesa in un senso diverso da quello che gli ho voluto dare in questo post… ma in realtà le due cose sono collegate. Approfondirò questo aspetto nel post di cui in nota³.

Neutralità

Circa un anno e mezzo fa ho espresso una sorta di neutralità super partes in merito al cosiddetto conflitto tra Israele e Palestina. Nel frattempo sono cambiate un po’ di cose, com’è normale che accada quando passa del tempo. Tra le altre, ho recentemente appreso un certo numero di elementi che mi hanno convinto del fatto che non sia più rimandabile prendere una posizione.

Per esempio, ho appreso che

  • Hamas si nasconde in mezzo alle abitazioni civili;
  • Hamas attacca obiettivi civili israeliani facendo partire l’attacco dalle abitazioni civili in cui si nasconde;
  • Hamas minaccia di morte i civili palestinesi che non vogliono “ospitare” i suoi terroristi;
  • Hamas spinge la popolazione palestinese a restare nelle case anziché mettersi al riparo quando il contrattacco israeliano è imminente;
  • Hamas ha sparato contro bersagli civili israeliani più di 600 missili in una settimana;
  • Hamas ha mirato persino a un reattore nucleare, che se fosse stato colpito avrebbe prodotto una catastrofe continentale peggiore di quella di Chernobyl.

Mentre

  • Israele ha limitato al minimo ogni forma di contrattacco, quasi limitandosi alla sola difesa antiaerea, soprattutto nei primi giorni dell’attacco che stava subendo;
  • Israele ha invitato più volte Hamas a interrompere gli attacchi, sottolineando che per far cessare lo scontro bastava che in qualunque momento Hamas la smettesse di bombardare le città israeliane;
  • Israele ha aspettato e pianificato accuratamente il contrattacco in modo da limitare al massimo le perdite civili tra i palestinesi;
  • Israele ha avvertito con ampio anticipo la popolazione palestinese dell’imminente contrattacco, mandando telefonate, sms, volantini a coloro che abitavano nelle case che Hamas ha usato come scudi umani, dando precise indicazioni su come mettersi in salvo;
  • Israele ha portato avanti i rifornimenti alimentari ed elettrici dal territorio israeliano a quello di Gaza, come pure i ricoveri in ospedali israeliani di malati e feriti palestinesi;
  • Israele ha dimostrato di avere molto più rispetto per la vita dei palestinesi di quanto ne abbia dimostrato Hamas.

 Non so quanto si possa dire che Hamas rappresenti le opinioni del popolo palestinese; quel che è certo è che non sta affatto dalla loro parte.

Ma torniamo al punto di questo post: dicevo che ho cambiato idea. È giunto il momento di prendere chiaramente posizione.

E penso sia superfluo specificare quale.

Sessismo

Sessismo: fare due pesi e due misure, solo sulla base del sesso.

Due persone, entrambe sfregiate con l’acido dai rispettivi ex partner. Con due sole differenze significative:

  • in un caso, i danni sono stati ben più gravi che nell’altro caso: danni altamente invalidanti, al limite della possibilità di sopravvivenza; nell’altro, danni fondamentalmente estetici;
  • nel primo caso, l’ex partner ha materialmente preso parte all’agguato, insieme a un complice; nel secondo, l’ex partner è stato solo un mandante, mentre l’azione materiale è stata fatta solo da complici.

Insomma: un caso inequivocabilmente più grave dell’altro, sia dal punto di vista del danno subito, sia dal punto di vista della colpevolezza. Solo che nel caso più grave la pena per i colpevoli è stata inferiore; e al danno, la beffa: nel caso meno grave, alla vittima è stata data l’onorificenza di cavaliere, che non è invece stata concessa alla vittima del caso più grave.

Perché?
Perché nel caso più grave la vittima era un uomo, mentre nel caso meno grave la vittima una donna.
Perché si sa: la violenza verso le donne è da condannare, è diversa, è peggiore; mentre quella verso gli uomini è banale violenza standard.
Perché lo stalking verso le donne è odioso, ma lo stalking verso un uomo… no scusate, ma la definizione di stalking non è quando un uomo perseguita una donna?
Perché alla vittima, se è donna, va sempre riconosciuto tanto coraggio, mentre se è uomo, insomma, ci dispiace per quello che ti è stato fatto, ma il coraggio che c’entra?
Perché essere donna significa essere diversa, significa essere speciale, mentre essere uomo significa solo essere un banale essere umano qualunque.

Sessismo: fare due pesi e due misure, solo sulla base del sesso.

"I demand equality between men and women! Except when I get special treatment for being a woman."(fonte: ADIANTUM)

Vivisezione della ricerca: scandaloso servizio del tg1

topino

Alla redazione del tg1,
in copia per conoscenza alle redazioni di altri organi di informazione

Non posso evitare di far presente che il servizio del tg1 di ieri sera 19 settembre 2013 sulla manifestazione in difesa della ricerca era semplicemente scandaloso. 30 secondi in cui è stato completamente stravolto il senso della manifestazione.

Innanzi tutto si è abusato della parola “vivisezione”, che è una pratica che non si fa più da decenni. È deprimente notare come dei giornalisti, che in teoria dovrebbero conoscere bene le parole, non conoscano la spaventosamente enorme differenza tra i termini “vivisezione” e “sperimentazione”. Basterebbe cercare su un qualunque dizionario.

Ma, cosa non meno grave, è stato appiattito e distorto completamente ciò che si cercava di far presente nella manifestazione. La manifestazione, infatti, non era “contro la chiusura degli allevamenti di animali destinati alla vivisezione”: piuttosto, era volta a mettere in luce i seguenti grossi problemi degli emendamenti illegalmente fatti alla direttiva europea 2010/63/EU:

  1. Il divieto agli xenotrapianti causerà la morte di migliaia di persone bisognose di un trapianto d’organi e ostacolerà sensibilmente la ricerca contro i tumori.
  2. Il divieto di allevamento di cavie su territorio italiano aumenterà i costi della ricerca, visto che gli animali dovranno essere importati dall’estero, dove non si sa in che condizioni saranno allevati, e il viaggio sarà fonte di inutile stress per gli animali.
  3. L’obbligo di anestesia per qualunque cosa, inclusa un’iniezione o un prelievo di sangue, è ridicolmente stupido; anche se le complicazioni derivanti da un’anestesia sono rare, non sono rarissime, ad esempio nei cani hanno un’incidenza di circa il 2%: questo significa che dopo solo dieci prelievi/iniezioni, quasi 2 cani su 10 avranno avuto complicazioni dovute ad anestesia. Sarebbe preferibile per tutti, soprattutto per i cani e in generale per tutti gli animali sottoposti a sperimentazione, tollerare il lieve pizzicore di una puntura piuttosto che rischiare gravi complicazioni potenzialmente in grado di causare sordità o addirittura portare alla morte.
  4. Il divieto d’uso di animali a scopo didattico porterà all’inadeguatezza di biologi, zootecnici, agrari e naturalisti, i quali si troverebbero ad aver a che fare con animali per la prima volta solo dopo aver completato gli studi. Questo andrà a svantaggio anche degli animali, che saranno gestiti da persone impreparate a gestirli.
  5. Questi emendamenti alla direttiva europea, come accennato sopra, rappresentano un’infrazione e pertanto l’Italia dovrà pagare salate multe.
In definitiva, questi emendamenti porteranno enormi svantaggi alla ricerca e all’economia italiana e nessun miglioramento al benessere degli animali, i quali anzi vedranno a loro volta peggioramenti del loro benessere. Quello che i manifestanti chiedevano era semplicemente che la direttiva europea, già frutto di un lungo e dettagliato compromesso tra ricercatori e animalisti, fosse recepita senza modifiche.
Non posso quindi che rimanere profondamente deluso dal fatto che Annapaola Ricci, inviata del tg1, non sia stata nemmeno capace di (o, devo presumere dai pregiudizi con cui si è presentata alla presidente di Pro-Test, non abbia in malafede voluto) leggere il volantino che veniva distribuito, in cui si spiegavano brevemente e chiaramente i 5 problemi che ho citato.

Consapevole che questo mio messaggio resterà con ogni probabilità ignorato dalla redazione del tg1, lo mando in copia anche a vari altri organi di informazione, nella speranza che almeno qualcuno esponga chiaramente e senza deformazioni le istanze della manifestazione di ieri e denunci la scarsa professionalità mostrata dal tg1 nel servizio di ieri sera.

Come affrontare la depressione (altrui)

Dopo più di due mesi di silenzio stampa (eccezion fatta per un recente reblog), un post che tratta di un argomento serio: la depressione.
Non sono un medico, quindi quanto scriverò non ha la pretesa di essere clinicamente accurato; piuttosto, è l’opinione che mi sono fatto nel corso degli anni.

Ci sono vari tipi di persone cosiddette “depresse”:

  • C’è quello semplicemente ipocondriaco, la cui unica vera malattia è la convinzione di avere tutte le altre.
  • C’è la persona in cerca di attenzione: tipicamente si lamenta del fatto che il mondo congiura contro la propria felicità, spesso minaccia atti autolesionistici che non compierà mai, per il puro gusto di far sentire in colpa le persone intorno a sé.
  • Infine, c’è quello che non fiata una parola sui suoi problemi e se li tiene tutti per se, spesso si fa carico persino dei problemi altrui, e accumula, accumula, accumula… finché poi scoppia.

Non so se le persone nelle prime due categorie possano definirsi realmente depresse; hanno certamente la tendenza ad auto-definirvisi, ma questo non vuol dire niente: io posso auto-definirmi figlio di Zeus, questo non significa che sono un semidio, significa molto più probabilmente che sono un coglione. L’atteggiamento di queste persone mi ricorda piuttosto quei bambini capricciosi che piangono strillando e controllano con la coda dell’occhio, durante fugaci pause, se il genitore lo sta guardando o no.
Con le dovute eccezioni, credo che molti di loro non possano definirsi realmente depressi; o quantomeno il loro reale bisogno di aiuto è inferiore al prurito di mani che provocano negli altri, che vorrebbero prenderli a schiaffoni per fargli ridimensionare il loro atteggiamento egoista ed egocentrico di chi cerca di catalizzare continuamente l’attenzione su di sé e non è in grado di vedere né ammettere che i propri “problemi” sono nulla a confronto dei problemi reali che affliggono il mondo e le altre persone.
Le persone nella terza categoria, invece, sono quelle che mi preoccupano di più, sono quelle che più facilmente mi sento di definire realmente “depresse”; di sicuro, è con una persona di questo tipo che bisogna stare più attenti: perché potresti scoprire da un giorno all’altro che si è tolta la vita, senza neanche darti un preavviso.

Che poi un preavviso c’è sempre, ma non viene visto.
A volte non viene visto perché la persona, prima di compiere questo gesto estremo, si isola dagli altri e non gli da la possibilità di cogliere i messaggi non verbali che inevitabilmente lancia. A volte invece perché chi dovrebbe cogliere questi messaggi non verbali appartiene a una delle prime due categorie e non riesce a vedere al di là del proprio ego.

Ecco, potrei concludere qui questo post, con una mezza frecciatina rivolta a tutti e a nessuno, senza alcuna proposta concreta per risolvere il problema, o quantomeno migliorare la situazione; ma benché il cinismo sia molto di moda e vesta particolarmente bene addosso a me, voglio provare ad essere costruttivo e dare quelli che io penso possano essere ragionevoli consigli.

  1. Non dare per scontato che chi non parla dei propri problemi non ne abbia: chi appare neutrale potrebbe nascondere una voragine di solitudine, sofferenza e incomprensione;
  2. (segue) questo non significa che devi fare l’interrogatorio a chi appare neutrale per capire se è depresso: perché se lo è, così gli metti solo inutile pressione;
  3. (segue) significa, piuttosto: evita di caricarlo di altri problemi, perché magari da fuori ti appare abbastanza forte da reggere il mondo, ma in realtà dentro sta crollando.
  4. Non dare corda a chi si lamenta in continuazione: spesso cerca solo di catalizzare l’attenzione su di sé e lontano da chi ha realmente bisogno di aiuto;
  5. (segue) a volte però una persona che attira l’attenzione potrebbe davvero essere depressa: come riconoscerlo? Se non sei psicologo/psichiatra, rinuncia: capire questa cosa non è il tuo mestiere;
  6. (segue) perciò la cosa migliore da fare con queste persone è invitarle a parlare con un professionista: se evitano o rimandano, probabilmente sono solo ipocondriaci/egocentrici, inconsciamente sanno di non avere un cazzo e temono che un professionista li smascheri; in questi casi, prendili pure a schiaffoni;
  7. [EDIT] (segue) se poi dallo psichiatra/psicologo ci vanno davvero, beh, lascia che faccia il suo lavoro; e al limite, se non sai come comportarti, chiedigli consiglio;
  8. Se pensi di essere depresso, non andare in giro a lamentartene con le persone, ma vai piuttosto da uno psicologo/psichiatra: perché se non sei realmente depresso, faresti meglio a non rompere il cazzo in giro; e se sei realmente depresso, solo un professionista può aiutarti a uscirne, quindi VACCI ORA prima che la cosa peggiori.