Rompere la ricorsione infinita

Padre: «Devo mandare un documento per mail [letto proprio così, mAil], ma sono otto pagine e non me le manda perché sono troppe. Le devo mandare una pagina alla volta?»
Traduzione: Il documento da mandare è cartaceo e il software di epsonmerda, quando fa la scansione, è in grado solo di salvare le pagine singolarmente, ciascuna su un file separato. Inoltre i file sono in formato jpg, non pdf, e la risoluzione è molto elevata, dunque i file sono pesanti e in un unica email non ci stanno.
Problema: io sono a Pisa, mio padre da tutt’altra parte. Stiamo a telefono.
Il cronometro parte da adesso.

Come un figlio nerd affronta il problema

Soluzione #1: Quick & Dirty
Piano: gli faccio aprire un nuovo documento di testo, inserire le immagini nel documento, una per pagina, poi esportare il documento in pdf, prestando attenzione a selezionare l’opzione di compressione.
Dopo 5 minuti <tic nervoso> passati a spiegare come si apre <tic nervoso> un nuovo documento e 10 <tic nervoso> per inserire <tic nervoso> la prima <tic nervoso> immagine,
Padre: «…beh, e mo’ è tutto grigio»
<tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso>
Traduzione: l’immagine inserita è enorme e lui ne vede solo un angolino… se provo a spiegargli come si ridimensiona, facciamo notte. Non posso fargli fare le cosa a mano, ci vuole un’altra via.

Soluzione #2: Elegante e Scalabile
Piano: gli faccio scaricare e installare il tal programma X (appena trovato su google) che converte automaticamente una serie di file jpg in un unico file pdf.
Problema: quel programma è in inglese, istruzioni incluse, e mio padre è del ’49. E io ho linux, lui ha windows <tic nervoso> quindi non posso neanche dirgli cosa fare facendo lo stesso io qui passo passo.
Qualunque cosa gli faccio fare, ho bisogno di

Soluzione #3: Ausilio Generale
Devo poter vedere cosa sta facendo, non posso guidarlo al buio. Gli dico di condividere lo schermo usando skype: anche se non posso operare, almeno vedo quello che vede lui e non devo farmi descrivere cosa ha davanti.
Per fortuna skype è miracolosamente già installato e ha persino un account (esistono anche i cognati a questo mondo, oltre ai figli).
Ma io mio padre non ce l’ho tra i contatti (manco lo sapevo che aveva skype) e lui non sa il suo nome utente. <tic nervoso>
Dopo 10 minuti per capire qual’è il suo nome utente e 15 minuti per fargli accettare <tic nervoso> la richiesta <tic nervoso> di essere aggiunto <tic nervoso> tra i suoi contatti,
Figlio: «ora @#*§##* la #@#@§#* clicca su sto %&$@ di [+] e seleziona “condividi schermo” #@%& $££§»
Padre: «Mi dice che per condividere gli schermi serve Skype Premium»
Hulk rabbiosoGooglando scopro che Skype Premium serve per condividere lo schermo con più persone, ma per condividerlo con una sola non serve: basta skype normale, ed è gratuito. Ora, per quanto smisurato possa essere il mio ego, skype non può saperlo; il mio account è uno, e in quella conversazione non c’erano altri utenti.
Googlando ancora scopro che l’ultima versione di skype ha un simpatico bug che le fa credere che tutte le conversazioni sono con più utenti. D’altronde, in quella conversazione non c’era mica una sola persona, ma eravamo in 2: io e mio padre. Logico. <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso>
Tra le altre cose, ho scoperto che a un certo punto skype è stata acquisita dalla microsoft <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso><tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> <tic nervoso> e da quel momento in poi ogni nuova versione funziona peggio della precedente. Si spiegano tante cose.

Ora, un conto è installare un programma, un conto è disinstallarlo: la sola idea di fargli disinstallare la nuova versione di skype per fargliene installare una vecchia presa da qualche sito a caso (che non è neanche detto fosse quella giusta) mi fa venire brividi.
Ero sul di punto di fracassarmi il cranio contro la porta per la disperazione, quando…

«Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.»

Soluzione #4: La Soluzione Finale
Faccio come farebbe un figlio non nerd.

Come un figlio non nerd affronta il problema

Figlio: «farlo sul posto è una cazzata, per telefono è un casino, bussa al vicino e fattelo fare da lui.»

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