I bambini nascono scienziati

I bambini nascono scienziati.[1]

Ma qualunque conversazione con un adulto medio rivela che l’adulto tipico è tutt’altro che scienziato: di fronte all’evidenza dei fatti, ben pochi adulti sono in grado di cambiare posizione; il “meglio” che molto spesso si può ottenere è uno scarno “abbiamo opinioni diverse”, seguito spesso da un terribile quanto inopportuno “ognuno ha diritto alla propria opinione”. Come se la forma della Terra, l’esistenza delle malattie o l’efficacia dei vaccini potessero essere oggetto di opinione.

E da persona di scienza, ricordo di aver io stesso dovuto re-imparare molte cose e aver dovuto buttar via l’attitudine di arrogante certezza che era entrata a far parte del mio bagaglio di giovane adulto: perché essere scienziato è l’opposto di essere arrogante, al contrario di quanto pensano la maggior parte delle persone che di scienza non sanno niente; essere scienziato è fare della curiosità, dell’apprendimento di cose nuove, della comprensione del mondo e della ricerca della verità motivo e filosofia di vita.

Pertanto mi chiedo: a cosa è dovuta questa perdita che subiscono i bambini quando passano all’età adulta? Perché sono così pochi gli adulti che sentono il bisogno impellente di capire e imparare il nuovo?
In particolare: si tratta di un fenomeno naturale dettato da motivi biologici ed evolutivi, che quindi possiamo solo contrastare ma non eradicare; o si tratta di un effetto nefasto della errata impostazione dell’educazione moderna (come molti sostengono, e io stesso in primo luogo sono tentato di pensare), che quindi possiamo eradicare studiando scientificamente una diversa impostazione educativa?

Onestamente non lo so; come ho detto, sono tentato di pensare la seconda, ma ho imparato a non fidarmi troppo di quel che penso e pertanto chiedo lumi a qualcuno più ferrato di me in psicologia evolutiva, argomento che conosco purtroppo solo a livello amatoriale.

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Reato d’opinione

Oggi va molto di moda difendere Sallusti: perché sì, sarà anche antipatico, ma non si può andare in carcere per un reato di opinione, no no no no. La libertà di opinione è sacrosanta, sì sì sì sì. Leggo frasi come:

«Non si può andare in galera per un’opinione, anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui. È una decisione che deve suscitare scandalo»
— Ezio Mauro

«È davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione»
— Ferruccio De Bortoli

«Questo mestiere non si può più fare. Se i giornalisti devono pagare con la propria libertà le opinioni che esprimono, non si può più fare»
— Maurizio Belpietro

Ora, io sono totalmente d’accordo sul fatto che ognuno debba esser libero di avere la propria opinione: se il colore verde mi piace più del colore azzurro, devo essere libero di dire «Il verde è più bello dell’azzurro».
Ma una cosa sono le opinioni, un’altra solo i fatti; dire «il cielo è verde ed è vergognoso che tutti si ostinino a credere che sia azzurro» non è un’opinione: è un fatto (il colore del cielo) riportato in maniera falsa (spacciandolo per verde, quando è incontrovertibilmente azzurro).

Ora, tutti si affannano a difendere Sallusti, perché la libertà di opinione è sacrosanta; ma nessuno è entrato nel merito della vicenda: nessuno ha letto le motivazioni della condanna, nessuno si è andato a rileggere l’articolo incriminato. Nessuno pare prestare attenzione a quella sottile differenza tra il riportare dei fatti falsi e l’esprimere un’opinione (chiamala sottile…)

I fatti, a quanto si apprende dalle motivazioni della condanna, sono questi: una tredicenne è rimasta incinta, voleva abortire, la madre ha prestato il consenso all’aborto; il padre, invece, con cui la ragazza aveva cattivi rapporti, ha negato il consenso, in contrasto alla volontà della figlia; al che il giudice si è visto costretto a intervenire autorizzando l’aborto, nel totale rispetto della volontà della ragazza. E questo invece è quello che ha pubblicato Libero.

Non credo ci sia altro da aggiungere.