Come affrontare la depressione (altrui)

Dopo più di due mesi di silenzio stampa (eccezion fatta per un recente reblog), un post che tratta di un argomento serio: la depressione.
Non sono un medico, quindi quanto scriverò non ha la pretesa di essere clinicamente accurato; piuttosto, è l’opinione che mi sono fatto nel corso degli anni.

Ci sono vari tipi di persone cosiddette “depresse”:

  • C’è quello semplicemente ipocondriaco, la cui unica vera malattia è la convinzione di avere tutte le altre.
  • C’è la persona in cerca di attenzione: tipicamente si lamenta del fatto che il mondo congiura contro la propria felicità, spesso minaccia atti autolesionistici che non compierà mai, per il puro gusto di far sentire in colpa le persone intorno a sé.
  • Infine, c’è quello che non fiata una parola sui suoi problemi e se li tiene tutti per se, spesso si fa carico persino dei problemi altrui, e accumula, accumula, accumula… finché poi scoppia.

Non so se le persone nelle prime due categorie possano definirsi realmente depresse; hanno certamente la tendenza ad auto-definirvisi, ma questo non vuol dire niente: io posso auto-definirmi figlio di Zeus, questo non significa che sono un semidio, significa molto più probabilmente che sono un coglione. L’atteggiamento di queste persone mi ricorda piuttosto quei bambini capricciosi che piangono strillando e controllano con la coda dell’occhio, durante fugaci pause, se il genitore lo sta guardando o no.
Con le dovute eccezioni, credo che molti di loro non possano definirsi realmente depressi; o quantomeno il loro reale bisogno di aiuto è inferiore al prurito di mani che provocano negli altri, che vorrebbero prenderli a schiaffoni per fargli ridimensionare il loro atteggiamento egoista ed egocentrico di chi cerca di catalizzare continuamente l’attenzione su di sé e non è in grado di vedere né ammettere che i propri “problemi” sono nulla a confronto dei problemi reali che affliggono il mondo e le altre persone.
Le persone nella terza categoria, invece, sono quelle che mi preoccupano di più, sono quelle che più facilmente mi sento di definire realmente “depresse”; di sicuro, è con una persona di questo tipo che bisogna stare più attenti: perché potresti scoprire da un giorno all’altro che si è tolta la vita, senza neanche darti un preavviso.

Che poi un preavviso c’è sempre, ma non viene visto.
A volte non viene visto perché la persona, prima di compiere questo gesto estremo, si isola dagli altri e non gli da la possibilità di cogliere i messaggi non verbali che inevitabilmente lancia. A volte invece perché chi dovrebbe cogliere questi messaggi non verbali appartiene a una delle prime due categorie e non riesce a vedere al di là del proprio ego.

Ecco, potrei concludere qui questo post, con una mezza frecciatina rivolta a tutti e a nessuno, senza alcuna proposta concreta per risolvere il problema, o quantomeno migliorare la situazione; ma benché il cinismo sia molto di moda e vesta particolarmente bene addosso a me, voglio provare ad essere costruttivo e dare quelli che io penso possano essere ragionevoli consigli.

  1. Non dare per scontato che chi non parla dei propri problemi non ne abbia: chi appare neutrale potrebbe nascondere una voragine di solitudine, sofferenza e incomprensione;
  2. (segue) questo non significa che devi fare l’interrogatorio a chi appare neutrale per capire se è depresso: perché se lo è, così gli metti solo inutile pressione;
  3. (segue) significa, piuttosto: evita di caricarlo di altri problemi, perché magari da fuori ti appare abbastanza forte da reggere il mondo, ma in realtà dentro sta crollando.
  4. Non dare corda a chi si lamenta in continuazione: spesso cerca solo di catalizzare l’attenzione su di sé e lontano da chi ha realmente bisogno di aiuto;
  5. (segue) a volte però una persona che attira l’attenzione potrebbe davvero essere depressa: come riconoscerlo? Se non sei psicologo/psichiatra, rinuncia: capire questa cosa non è il tuo mestiere;
  6. (segue) perciò la cosa migliore da fare con queste persone è invitarle a parlare con un professionista: se evitano o rimandano, probabilmente sono solo ipocondriaci/egocentrici, inconsciamente sanno di non avere un cazzo e temono che un professionista li smascheri; in questi casi, prendili pure a schiaffoni;
  7. [EDIT] (segue) se poi dallo psichiatra/psicologo ci vanno davvero, beh, lascia che faccia il suo lavoro; e al limite, se non sai come comportarti, chiedigli consiglio;
  8. Se pensi di essere depresso, non andare in giro a lamentartene con le persone, ma vai piuttosto da uno psicologo/psichiatra: perché se non sei realmente depresso, faresti meglio a non rompere il cazzo in giro; e se sei realmente depresso, solo un professionista può aiutarti a uscirne, quindi VACCI ORA prima che la cosa peggiori.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...