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Ho visto che si sta diffondendo, a ridosso delle elezioni, un post di un blog. In breve il senso è che, per esprimere le preferenze di 50 milioni di persone, non serve che vadano a votare tutti quanti: basta solo un sottoinsieme — quanto grande, dipende dalla dimensione del campione e dalla precisione con cui si vogliono stimare le preferenze, ma diciamo che un numero compreso tra 10 mila e un milione è più che sufficiente. La matematica è corretta (leggete pure il post in questione) e la conclusione condivisibile (andare a votare non serve a un cazzo).
Tuttavia all’analisi fatta in quel post manca una considerazione importante, tenendo conto della quale ci si rende conto che forse non è proprio corretto concludere “ok, on vado a votare perché tanto non serve a un cazzo”.

La considerazione (da leggere dopo aver letto il post, altrimenti non ha senso) è questa: ok, per esprimere le preferenze di 50 milioni di persone basta un campione (sottoinsieme) di quei 50 milioni, ma attenzione: perché l’informazione portata dal sottoinsieme non sia distorta, tale sottoinsieme deve essere scelto in maniera completamente casuale. Se chi legge un certo post (nella fattispecie: quello in questione) tendenzialmente non va più a votare, significa che, tra quelli che a votare ci vanno, i lettori del post in questione sono sotto-rappresentati.¹
Sotto la ragionevole ipotesi che lo spirito critico medio di chi fa certe letture (di spessore superiore al grande fratello) sia superiore allo spirito critico medio nazionale (di livello uguale o inferiore al grande fratello), la distorsione introdotta non andando a votare è dannosa.
Perciò: andateci comunque a votare!

Per concludere con una nota ironica, ecco una citazione tratta da Diritto di voto (titolo originale: Franchise), un racconto di Isaac Asimov del 1955.

multivac

– Vedi, Linda, circa quarant’anni fa, tutti votavano. Per esempio, volevano stabilire chi doveva essere il nuovo Presidente degli Stati Uniti. I democratici e i repubblicani indicavano i loro candidati, e ogni cittadino poteva dire chi preferiva. Quando era passato il giorno delle elezioni, contavano quante persone volevano il democratico e quante volevano il repubblicano. E chi aveva più voti era eletto. Capisci?
Linda annuì.
– Ma come faceva la gente a sapere per chi doveva votare? Glielo diceva Multivac?
Le sopracciglia di Matthew si abbassarono, dando al suo viso un’espressione severa.
– Votavano secondo il proprio giudizio, bambina mia.
Lei si scostò un poco, e il vecchio abbassò ancora la voce.
– Non sono arrabbiato con te, Linda. Ma, vedi, qualche volta occorreva tutta la notte per contare i voti e la gente diventava impaziente; così inventarono macchine speciali che potevano studiare i primi voti e confrontarli con i voti ottenuti negli stessi posti gli anni precedenti. In questo modo la macchina poteva calcolare com’era il voto di tutta la popolazione e chi era stato eletto. Capisci?
Lei annuì.
– Come Multivac.
– I primi calcolatori erano molto più piccoli di Multivac. Ma poi le macchine diventarono più grandi; potevano dire come erano andate le elezioni basandosi su un numero di voti sempre più piccolo. Poi, alla fine, costruirono Multivac, che può giudicare sulla base di un solo voto.

L’intero racconto è qui.

¹ È lo stesso motivo, benché visto da un’angolazione diversa, per cui, quando si fanno sondaggi, bisogna andare a chiedere alle persone se vogliono partecipare, piuttosto che aspettare che le persone si propongano spontaneamente. È lo stesso motivo per cui i sondaggi su Repubblica (o su Libero) non hanno alcun valore: perché vi partecipano tendenzialmente i lettori di quel giornale.
xkcd

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One thought on “X

  1. Il post che citi dice alle battute finali “Il fatto che i sondaggi ogni tanto sbaglino non è colpa della teoria statistica, ma del campione.” Se l’autore avesse dato possibilità di commentare si potrebbe dire che per questo il suffraggio è universale. Per usare un linguaggio statistico si fa un censimento non un campionamento…è il vecchio principio “una testa un voto”, semmai la distorsione sta nel fatto che il principio si traduce anche in “una testa di cazzo un voto del cazzo” ma diciamo che questo attiene alla formazione-informazione che è uno degli attributi irrinunciabili della democrazia.
    Sulle “virtù” del “non voto” cito un articolo di d’Arcais.
    Dimenticavo, grazie del link al mio blog.

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