Bambini in punizione

Negli ultimi giorni non si fa che parlare di Israele e Palestina, missili e razzi, diritti umanitari e diritto di difendersi, eccetera eccetera. L’argomento è certamente complesso e non ho la presunzione di avere la verità in tasca. Perciò vi avverto: alla fine di questo post non prenderò posizione a favore di alcuna delle due parti. Se state già pensando di me ciò che Dante pensava di chi non prendeva posizione nel conflitto tra guelfi bianchi e guelfi neri, se pensate che sono il solito pavido ignavo, liberi di farlo; anzi, già che ci siete ricordate le sue parole “non ragioniam di lor, ma guarda e passa“: andate a rompere i coglioni da un’altra parte e levatevi un poìno di ‘ulo, va.

Dicevo, essendo l’argomento complesso, vorrei provare a guardarlo da un’altra angolazione e fare un passo indietro: vorrei parlare di come le mie maestre delle elementari gestivano i litigi tra bambini.

Di solito succedeva questo: un bambino (che per comodità chiameremo Alberto) faceva uno scherzo a un altro (che chiameremo Bruno), che so: gli nasconde il temperamatite (sì, lo so, ho cambiato tempo, ma narrarla tutta al passato era proprio brutta). Bruno, dopo averlo a lungo cercato, si accorge a un certo punto dei risolini di Alberto e capisce di esser stato gabbato: così, per vendicarsi, prende il portapenne di Alberto. Alberto ovviamente cerca di riprenderselo, così Bruno corre per la classe cercando di non farsi acchiappare, ma alla fine Alberto lo mette in un angolo; «Ridammi il temperamatite e io ti restituisco il portapenne» «Trovatelo da solo, se sei in grado!» «Se non me lo ridai, ti butto il portacolori dalla finestra» «Fallo, se hai il coraggio!» e alla fine, messo alle strette, un po’ per orgoglio e un po’ per vendetta, Bruno getta davvero il portapenne di Alberto dalla finestra. Alberto, furioso, va a prendere lo zaino di Bruno e ne rovescia il contenuto in strada, così Bruno inizia a prendere a calci lo zaino di Alberto e a saltarci sopra, Alberto lo spinge via perché gli sta rompendo tutte le cose che stanno dentro, e alla fine i due bambini si trovano a menarsele di santa ragione.
Nel frattempo la maestra, chiamata dalla bidella dopo manco 5 minuti che era andata a prendersi un caffè nell’intervallo, torna tutta scomposta e trafelata e, alla vista della scena, si mette a urlare “Basta così!” e prende i due bambini per le orecchie. «Ha cominciato lui, mi ha buttato il portacolori dalla finestra!» «No, è lui che ha cominciato rubandomi il temperamatite!»

Ve lo ricordate, cosa rispondeva la maestra in questi casi? Cercava forse di ricostruire l’accaduto e trovare “IL” responsabile? Ma manco per il cazzo! La sua risposta era pressappoco: «Non mi interessa chi ha cominciato, la dovete smettere immediatamente o vi sbatto in punizione tutti e due
Di solito io a questo punto, nei panni di uno qualunque di quei due bambini, me la sarei presa: perché devo essere messo io in punizione, se è lui che ha cominciato? “La maestra è semplicemente troppo pigra per prendere posizione, e così se ne lava le mani. Cattiva maestra!” Però intanto me ne sarei stato buono e fermo. Brontolando, ma fermo.

Può darsi che la maestra fosse davvero troppo pigra e non avesse voglia o tempo di ricostruire l’accaduto. Può darsi. Ma una cosa è certa: gettare un portacolori dalla finestra per un temperamatite rubato è una reazione sproporzionata. Così come è sproporzionato gettare il contenuto di un intero zaino dalla finestra per un portacolori. E nel momento in cui le reazioni sono sproporzionate, perde completamente di significato l’intero concetto di “chi ha iniziato”. Alla fine, che siano in buona o in mala fede, entrambe le parti passano dalla parte del torto nel momento in cui danno luogo a un escalation. E indipendentemente da come siano distribuite le colpe, se al 60% da una parte e al 40% dall’altra piuttosto che al 30% dall’una e al 70% dall’altra, dar luogo a un escalation è deleterio per entrambi, anche per chi ritiene di avere la porzione minore di colpa. E la maestra, che sia in buona o in mala fede, alla fine ottiene il risultato migliore: terminare il conflitto.

Ecco, si può obiettare che una nazione non è come un bambino, che c’è il diritto all’autodeterminazione, che ai palestinesi è stata sottratta la loro terra, che gli ebrei sono stati perseguitati durante la seconda guerra mondiale e cercano un posto loro, si possono obiettare tutte le cose del mondo. Ma il dato di fatto è che, finché israeliani e palestinesi continueranno a vendicarsi vicendevolmente i torti, i morti non finiranno. I torti andranno pure risolti ed è giusto che se li risolvano tra di loro senza alcun intervento esterno: ma pacificamente. Però entrambi si stanno dimostrando privi di questa maturità. Incluse certe altre nazioni ugualmente immature, che fanno il tifo per l’una piuttosto che per l’altra, incitando ulteriormente alla violenza.

Perciò, io vorrei che le Nazioni Unite, pur non prendendo posizione a favore dell’una o dell’altra parte (non vogliono, non possono e non devono), vorrei che quantomeno intervenissero imponendo un bell’ultimatum a entrambi, tanto a Israele quanto alla Palestina: «Ci siamo rotti i coglioni di tutti questi morti, vi avvertiamo: al primo che spara ancora, fosse anche solo una minicicciola, leviamo l’indipendenza a entrambi e occupiamo l’intero territorio.» «Ma…» «Niente ma, avete rotto il cazzo tutti e due»

Annunci

One thought on “Bambini in punizione

  1. Pingback: Neutralità | Exp(i·pi)+1=0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...